Primati nello spazio

Editoriale, inguineMAH!gazine #9 – anno4 (2006)

Incontrare è fondamentale, noi siamo interamente determinati

non da ciò che siamo, ma da ciò che incontriamo.

Alain Badiou


“Esistono gli alieni?”, mi chiede uno studente. “Non li ho mai incontrati”, esordisco. Come rispondere senza perdere il principio di verità? L’unica possibilità è evidenziare il proprio senso del limite e denunciare la propria ignoranza. “Non lo so, questa è la risposta”. “Ma lo possiamo ipotizzare?”. Certo, forse. Scruto intorno alla ricerca del coraggio di trovare le parole, i giusti termini per indicare che forse sono stati tra noi e non ce ne siamo accorti. I primati hanno vestito le tute aerospaziali e sono partiti a zonzo nell’universo per trovare forme di vita intelligenti. Giunti sul pianeta terra hanno trovato macerie di perdute civiltà che si sono alimentate di religioni creative, piene di storie, che si sono tramutate nel corso del tempo in una serie di divieti alimentari e sessuali. Stupiti, non si sono dati per vinti: continuando nelle peregrinazioni hanno incontrato vecchi dittatori che inneggiavano in catene alla propria autorità perduta, soldati grondanti di sudore che ascoltavano musica impazzita in un deserto che ribolliva di una schifosa sostanza nera, scatole che trasmettevano immagini in molte lingue, innegabilmente tutte uguali. Una noia mortale. Dov’è il coraggio e l’audacia di cui avevano saputo dai canti antichi giunti al loro pianeta? In essi si inneggiava ad una giovinezza che diveniva il momento dell’abbandono delle radici e diveniva il primo motore della partenza, del viaggio, del nuovo. Invece i nostri poveri primati spaziali hanno incontrato solo pargoli cresciuti in case asfissianti che li tenevano legati come catene trasparenti a sé. Facevano strane file in grandi luoghi di acquisto, pieni di sacchetti colmi di cose inutili e dai loro portafogli fuoriuscivano collane di carte di credito. Il viaggio dei primati è diventato veramente noioso quando hanno assistito in una camera di motel ubicata accanto ad una multisala ad un dibattito televisivo politico. Ci hanno provato, ma il senso di vacuità e la mancanza di felicità e di sogno che hanno intravisto li hanno fatti veramente deprimere.

Il sapore dei cornflakes all’olio di palma si è attaccato al loro palato secco dallo stupore. E sono partiti senza dare notizia di sé.

Questo non lo posso raccontare ai miei studenti. Non posso recidere sul nascere l’ipotesi, teoricamente plausibile, di un extraterrestre che con il suo sguardo ci faccia presumere di costituire una forma intelligente di vita nello spazio. “Forse ci sono, ma io non lo so”. È duro riconoscere la propria insipienza. La verità è che a volte ho incontrato storie che sembrano guardarci con gli occhi dei primati venuti dallo spazio. In questo numero ce ne sono diverse.  


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