Cartesio e il fumetto

Cartesio e il fumetto, dal catalogo del 3° Festival internazionale del fumetto di realtà Komikazen, (2007)

Cartesio ha impiegato gran parte del suo ingegno per dimostrare che gli oggetti esistono al di fuori del pensiero. Questa dimostrazione può sembrare non essenziale ai nostri occhi, ma non è così lontano il periodo storico in cui si considerava il passaggio su questa terra un semplice transito temporaneo verso la destinazione finale, la vera realtà ultraterrena. In quest’ottica gli oggetti e la realtà sensibile non erano altro che una proiezione.

Vi sembra qualcosa di paradossale o prestorico? Non si deve credere che questo tipo di sguardo sul mondo che circonda sia così assolutamente escluso dalla contemporaneità. Anzi, la visione che vede in un aldilà il compimento della propria esistenza alimenta le azioni non solo dei kamikaze, ma di tutta l’etica militarista, che vede nel conseguimento di una gloria postuma la giustificazione dell’azione bellica. E che dire dell’uomo nuovo e del sol dell’avvenire? In fondo, in qualsiasi ideologia c’è sempre un posporre la vera realtà in un luogo indefinito, dimenticando il presente e i costi che adesso si devono riscuotere. La rimozione del presente è un volto con gli occhi chiusi in mezzo ad una tempesta con la bocca sorridente…

Si parla spesso della necessità di costruzione di memoria storica, è ormai diventato un principio indiscutibile, intoccabile. Ma l’aspetto più ambiguo di questa costruzione, cioè il come

questa costruzione possa avvenire, con quale sguardo e punto di vista, rimane argomento secondario e irrisolto. Per capire come si legge il passato, bisogna difatti saper osservare il proprio presente. Ogni Storia è riscritta dal presente che la legge, ma cosa succede se lo sguardo sul presente è sfocato, strabico oppure semplicemente distratto? E cosa dire del fatto che ci sono piani paralleli di realtà e che, quando ci sembra di avere afferrato un filo, subito una matassa nuova e più aggrovigliata si intreccia nei nostri piedi?

Il fumetto non può aiutarvi se vi trovate impigliati in questo tipo di quesiti. Non può aiutarvi perché nel suo essere arte effimera e sostanzialmente povera, denuncia la sua finitezza. La possibilità di essere autoprodotto con pochissimi mezzi, di essere spesso il frutto di un’infatuazione giovanile temporanea, oppure di una sindrome di demenza senile che comincia a vent’anni, lo rende classicamente lontano dall’accademia e dallo Star System dei media.

Certo, c’è sempre qualcuno che ci prova a metterlo sul piedistallo, a creargli un pedigree che lo faccia passare nell’alta società di chi conta nel mondo della comunicazione e della cosiddetta creatività. In genere si sente un pesante tonfo poco dopo. La cosa invece che mi piace del fumetto, in particolare di quello indipendente (ma lo ritrovo anche in alcune produzioni commerciali), è il fatto di essere spesso il prodotto delle relazioni nate in un pub o in una birreria, delle alte disquisizioni che possono avere luogo tra amici in una stanza di studenti, da piccolissimi gruppi di appassionati che sembrano essere stati colpiti da un virus ebola della fumettologia che si aggira per l’Europa. Giusto, l’Europa: perché il fenomeno non è solo nostrano, ma della casa europea. Dalla Finlandia di poche parole alla loquace Spagna, al Portogallo e alla Grecia post dittatura. E poi la Romania, la Bosnia, la Slovenia, forse la potevano scampare grazie al sol dell’avvenire…Piccoli gruppi ammalati della stessa malattia, che creano storie in sequenze, le promuovono, fanno festival, discutono la notte, si lamentano del fatto che non hanno finanziamenti, continuano tuttavia nel loro insensato intento. Abbiamo pensato di invitarli tutti, o quasi tutti, per guardarci negli occhi e cercare di porre rimedio.  


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