Koko mosaico alla biennale con i quadri di Domingo Zapata

La collaborazione tra l’artista amato

dal jet set americano e i mosaicisti ravennati di Elettra Stamboulis

Domingo Zapata insieme a Arianna Gallo, di Koko Mosaico. Foto Marco Miccoli
Domingo Zapata insieme a Arianna Gallo, di Koko Mosaico. Foto Marco Miccoli

 

Hollywood si interessa al mosaico? Sembrerebbe di sì, e il caso, ma anche la tenacia, hanno premiato i Koko mosaico, l’atelier aperto a Ravenna da Luca Barberini, Arianna Gallo e Takako Hirai nel 2005.


Arianna, raccontaci come è successo che Domingo Zapata, artista amato dalle star e dal jet set americano, ha deciso di produrre ben quattro opere nel vostro studio.
«È stato veramente un puro caso. O meglio, la sua curiosità lo ha spinto a entrare come molti nel nostro spazio di fronte alla basilica di Sant’Apollinare Nuovo. Tutti rimangono stupiti, quasi meravigliati dopo aver visto i mosaici della chiesa nel vedere che ancora sopravvivono luoghi e mani che coltivano quest’arte. Ha fatto mille domande, su materiali, modalità di lavorazione, il nostro percorso... Poi ha detto “tra un mese inauguro una mostra alla Biennale di Venezia: potete fare una traduzione a mosaico dei miei quadri?”. Ho risposto educatamente di sì, ma non ci contavo molto».

 

E invece poi ha confermato il lavoro...
«Non solo. Ma è partito commissionandoci due opere di grande formato. Visto che una l’ha già venduta prima di esporla, ne ha richieste altre due. Speriamo l'abbia presa Johnny Depp...»

Oltre a voi, altri artisti del mosaico sono stati coinvolti nel progetto...
«Questa non è una novità. È il nostro modo di intendere questo spazio, un luogo aperto a chi vuole cimentarsi, uno spazio di incontro, in cui si può anche dormire e mangiare, dove fare comunità artistica. In questo modo abbiamo avuto molti ospiti in residenza, soprattutto dal Giappone, ma non solo, curiosi di sperimentare questa tecnica. Ma Koko è un risultato collettivo. Questo periodo per esempio collaboriamo con i CaCO3 su vari fronti, anche nella realizzazione di tre mosaici per la prossima mostra di Adami al Mar».


È molto interessante questa scelta di aprire un luogo in cui non c’è più quell’idea di segretezza che un po’ aleggiava nelle pratiche musive della nostra città. Anche se tu e Luca siete veramente figli della scuola ravennate.
«Difatti entrambi ci siamo diplomati all’Istituto d’arte per il mosaico Severini. Io poi ho anche frequentato la scuola di restauro della Sovrintendenza e l’Albe Steiner. Anche se l’esperienza che ci ha fatto incontrare è stata la realizzazione della copia della Battaglia di Isso. Quel contesto fu per noi non solo formativo, ma “galeotto”. Io sono quella che deve progettare, studiare, mentre Luca è l’anima creativa. Ci completiamo».


Questa occasione è sicuramente positiva non solo per voi, ma per il mosaico in generale. che cosa consiglieresti ad un giovane che vuole intraprendere questa strada?
«Certo è dura. Ci vuole passione e tenacia. Ogni tanto qualcuno appare con la tempra, come un ragazzo che ha fatto lo stage da noi con la scuola e che è venuto per tutto l’inverno proprio per passione. Vorremmo regalargli un corso di inglese: perché oltre al talento e al sacrificio, ci vuole anche la capacità di relazionarsi con il mondo, che è il luogo nel quale bisogna operare. Per cui direi: lavora, crea! Ma anche: impara almeno l'inglese!»
Chiudere la porta di Koko è sempre un po' triste perchè si respira un’aria di vero laboratorio e stordisce positivamente stare in un luogo in cui tutti fanno con la testa e con le mani. E le opere che campeggiano in attesa di essere trasferite sul Canal Grande per la mostra di Zapata non fanno ombra alle creazioni originali degli artisti che in questo caso non sono stati semplici traduttori. Se poi è possibile mai fare una buona traduzione, senza ricreare un mondo. 

I mosaici realizzati da Koko Mosaico per Domingo Zapata saranno esposti a Palazzo Morosini da Mula, sul canal Grande, dorso duro 725. L’inaugurazione su invito è prevista per il 28 maggio.


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