Possiamo ridere - I Podemos tra satira e app

L’articolo è stato pubblicato originariamente su Linus, n° 599, aprile 2015

- Veramente non ho tanti follower come te. — Però sono dappertutto come Te! — Che pazzerello! (Manel Fontdevila)
- Veramente non ho tanti follower come te. — Però sono dappertutto come Te! — Che pazzerello! (Manel Fontdevila)

Per comprendere il movimento spagnolo Podemos, non c’è bisogno di leggere editoriali autorevoli: bastano le vignette. Per sapere se sono di sinistra o meno, non c’è bisogno di fare elucubrazioni sul colore viola che hanno scelto come guida, ce lo raccontano i satiristi soprattutto avversi al movimento ispanico.

Pablo Iglesias, il leader indiscusso del nascente astro politico iberico, ha 37 anni ed è un brillante docente di Scienze Politiche dell’università di Madrid. Porta i capelli lunghi e proviene dalla Gioventù comunista (eh, sì, proprio quei cattivoni), che ha abbandonato nel 2007 per abbracciare i movimenti no global. L’altro esponente politico di spicco, Monedero, anche lui cattedratico, è stato consulente del governo venezuelano. Una vicenda che gli è costata una sorta di condanna mediatica: il vignettista JM Nieto su ABC nel 2014 ha ritratto un dubbioso Maduro (presidente del Venezuela) che legge un trattato economico del dirigente di Podemos, con didascalia lapidaria: “In realtà ci sono alcuni spagnoli che hanno contribuito al fallimento del Venezuela”.


- Quanto manca compagno e amato leader Iglesias? — Possiamo cominciare l’esproprio e diffondere la buona novella? — Compagni boliviani, siete come i bambini. Ripeto: aspettate il mio segnale (José Manuel Puebla)
- Quanto manca compagno e amato leader Iglesias? — Possiamo cominciare l’esproprio e diffondere la buona novella? — Compagni boliviani, siete come i bambini. Ripeto: aspettate il mio segnale (José Manuel Puebla)

Nella vignetta non c’è spazio per i distinguo, naturalmente: la visione d’insieme prevale, senza sfumature. È la sintesi per gli occhi di analisi spesso diluite in migliaia di parole: l’accusa di vicinanza con il chavismo e la politica venezuelana, tacciati di populismo. Si tratta ovviamente di un dibattito che si muove all’interno di categorie politiche decisamente di sinistra: bolivariani, guevaristi e tutte le altre, apparentemente dismesse, del Novecento, sono state rispolverate dal movimento nato come rivolta rabbiosa contro una classe dirigente cieca, sorda e autoreferenziale, e che ha trovato condottieri nelle aule universitarie.

A proposito, ecco che nelle vignette ritorna l’immagine epica del cavallo di Troia, con Iglesias/Ulisse che rimbrotta la truppa troppo interventista: “Compagni bolivariani, siete come bambini. Ripeto: aspettate il mio segnale”. Segno che la presa del potere da parte del neonato partito viene sentita come prossima, anche se ottenuta uno stratagemma.

La rappresentazione mediatica del gruppo dirigente dei giovanissimi Podemos è però assai più vasta di qualche vignetta satirica. Forse perché il capellone Pablo è diventato celebrità nei talk show televisivi, prima che portavoce di un movimento che alla prima tornata elettorale ha preso l’8%. O forse per il protagonismo sui social network, che non passa inosservato: Iglesias viene disegnato da Manel Fontdevila mentre si fa un selfie gigioneggiando con Papa Bergoglio, ironizzando sull’onnipresenza del leader spagnolo che stranamente non ha ancora raggiunto il numero di follower del pontefice; intanto, tutti quanti i Podemos sono protagonisti di una parodia televisiva del programma satirico catalano Polonia.


In realtà ci sono alcuni spagnoli che hanno contribuito al fallimento del Venezuela. (JM Nieto)
In realtà ci sono alcuni spagnoli che hanno contribuito al fallimento del Venezuela. (JM Nieto)

Titolo evocativo, The Tic Tac Theory (che ammicca con il seguitissimo The Big Bang Theory): nella sigla d’apertura le immagini che si sovrappongono a quelle dei tre protagonisti sono ritratti di Marx, Mao, Che Guevara. E i tre sono Iglesias, Monedero e il giovanissimo Íñigo Errejón, anche lui ricercatore universitario, che ha guidato la campagna elettorale e furoreggia in TV. Le puntate mettono insieme gag generiche (Iglesias e Errejon stanno giocando alla Playstation, quando il capo del partito esclama: “Attenzione! Un gruppo di zombie bancari attacca un pensionato!”) e attacchi mirati (Monedero viene accusato di aver incassato centinaia di migliaia di euro da governi non propriamente democratici), mischiati con la solita critica alla casta, tema onnipresente nella polemica politica del nuovo milieu spagnolo. La casta ha ispirato anche una app, Casta Wars: il logo è quello di Guerre Stellari, il protagonista lo jedi Pablo Iglesias, in lotta contro i vecchi politici. Inutile dire che è diventata virale in pochi giorni.


Ma come affrontano la satira, questi nuovi arrivati sulla scena politica? In un caso, si sono già esposti: è successo quando il comico Facu Diaz ha mandato in onda uno sketch televisivo in cui assimilava i politici del Partito Popolare a terroristi. Mentre i popolari lo accusavano di aver superato il confine della decenza, Iglesias ha twittato: “No alla censura, sì alla libertà di espressione. Sto con Facu”. Si capisce quindi, che uno così difficilmente può reagire male alle critiche o all’ironia che si scagliano sulla sua persona.


- I militanti dell’ETA son asss… asssass… — In verità alcuni militanti dell’ETA, non tutti, sono asss… ash…ass — In realtà nell’ETA non ci sono tanti assass… asss.assi — Niente, non ce la posso fare. (José Manuel Puebla)
- I militanti dell’ETA son asss… asssass… — In verità alcuni militanti dell’ETA, non tutti, sono asss… ash…ass — In realtà nell’ETA non ci sono tanti assass… asss.assi — Niente, non ce la posso fare. (José Manuel Puebla)

E infatti Iglesias non ha risposto quando è stato avvicinato a sua volta ai terroristi dell’ETA: il disegnatore Puebla sul quotidiano della destra conservatrice ABC, che spesso prende di mira il leader di Podemos, aveva già giocato con l’ambiguità delle sue opinioni nei confronti dei terroristi baschi, ma ha colpito duro con una vignetta che ritrae il leader di Podemos mentre si guarda allo specchio e prova a dire la fatidica frase “i militanti dell’ETA sono ass… sono ass…”. Insomma, “assassini” non riesce proprio a dirlo.


I sondaggi sono strumenti particolarmente fallaci, vero. Tuttavia al momento l’ascesa del movimento nato dagli Indignados sembra davvero significativa: se il superamento dei popolari è ancora in parte in discussione, quello dei socialisti sembra cosa fatta. Ed ecco che una singolare coincidenza viene messa in luce dai disegnatori iberici. Il PSOE, partito socialista spagnolo, vide infatti tra i suoi fondatori un omonimo Pablo Iglesias, e per uno strano gioco del destino un uomo con lo stesso nome lo sta togliendo dal piedistallo: il vignettista Guillermo, su El Mundo, ha riassunto con un logo la vicenda del partito “fondato e distrutto da Pablo Iglesias”.


- Figlio mio è arrivato il momento in cui dobbiamo dirti qualcosa di importante sui regali dei Re Magi… — Figlio mio è arrivato il momento in cui dobbiamo dirti qualcosa di importante sulle promesse di Podemos.
- Figlio mio è arrivato il momento in cui dobbiamo dirti qualcosa di importante sui regali dei Re Magi… — Figlio mio è arrivato il momento in cui dobbiamo dirti qualcosa di importante sulle promesse di Podemos.

Le attese di un Paese che ha visto dissolversi, a seguito della crisi, le conquiste sociali e il benessere diffuso del post-franchismo, sono la materia principale del discorso politico messo in agenda da questi irregolari figli di una sinistra che non ha perso il dna, ma mutato forme, linguaggi e modalità di comunicazione politica. Il cambiamento interessa i giovani, finora cristallizzati in una sorta di vigile attesa non solo perché disoccupati, ma perché privati della speranza: alcuni disegnatori hanno epigraficamente condensato la possibilità di ridiscutere non solo il pedigree di una classe politica ormai al capolinea, ma anche il diktat ideologico che vedeva nella presa del potere dei sognatori il modo per sgretolare un sistema che invece è autoimploso, e ha lasciato nella povertà e nella desolazione anche l’Europa del Mediterraneo.


Questo è stato il caso soprattutto del disegnatore quasi filosofico El Roto. La questione generazionale torna anche in una vignetta sempre di Nieto: i genitori che un tempo erano costretti a spiegare ai bambini che quelle che girano intorno al Natale sono più o meno favole, oggi devono liberare i figli dall’incantamento delle promesse dei possiamo.


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