Lo scrigno di Cesena 

Il corso di Scenografia del Melodramma e del Teatro Musicale

La Romagna riserva sempre incredibili sorprese: piccole nicchie di qualità, luoghi del pensiero e del fare in cui le mani e l'immaginazione creano isole forse poco note di meraviglia. Il corso specialistico di Cesena è sicuramente una di queste chicche: fa parte della variegata offerta formativa dell'Accademia di Belle Arti di Bologna ed ha già compiuto 10 anni. Nata inizialmente come Triennio e biennio, è divenuta poi un'offerta fortemente specialistica ed è un unicum nazionale. Le attività didattiche e laboratoriali sono svolte in un capannone di 700 metri quadri, messo a disposizione grazie al connubio accademia e territorio, dalla Cassa di Risparmio locale. Guidata per i primi anni da Enrico Manelli, ora in pensione, vanta docenti che mescolano attività di docenza e professionale. “Come in una bottega rinascimentale” mi dice il prof. Claudio Magrin, il quale aggiunge: “Questa è una scuola per studenti fortemente determinati, appassionati, curiosi. Non ci sono orari, come succede in teatro. Quello è il tuo obiettivo, creare la magia sulla scena. Con qualsiasi tecnica: fotografia, disegno, pittura, digitale. Non ci sono preclusioni. Noi lavoriamo per tirare fuori il tuo talento, ma tu ci devi mettere il sudore e la volontà. Il teatro non ha giorni festivi”. 

E moltissimi sono i docenti che si muovono tra palco e banchi: da Rinaldo Rinaldi, finissimo pittore scenografo che ha lavorato per tutti i grandi maestri italiani, a Paola Mariani, che insegna Tecniche di sartoria ed è responsabile dei costumi del Rossini Opera Festival di Pesaro, se si scorre il curriculum degli insegnanti si capisce come il concetto di bottega artistica sia particolarmente azzeccato per questo biennio.

Per questo motivo, mi racconta Marcello Morresi, gli studenti vengono da tutta Italia e con diplomi anche molto differenti: “Non è fondamentale avere fatto il triennio di Scenografia. È certo un elemento utile, ma abbiamo avuto studenti che avevano completato gli studi ad Architettura e che volevano dedicarsi alla progettazione scenica. La complessità dell'allestimento del teatro musicale ti permette di affrontare questioni pluridisciplinari, risolvere problemi che richiedono più competenze e professionalità”.

E il rapporto con la città, come si presenta? “Certo, dice sempre Morresi, è una piccola città di provincia. Però è importante il lavoro informale che noi facciamo, di buon vicinato diciamo così, con le esperienze eccellenti che essa offre. Ad esempio il teatro di Castellucci o il laboratorio di Zimmermann e Amoroso”. Parla ovviamente di Plastikart che produce istallazioni per la biennale, per l'expo, per musei e aziende di tipo avveniristico e di rara bellezza. E i ragazzi che escono diplomati da voi che cosa si trovano di fronte? “Se hanno lavorato con serietà e attivato la loro passione, non sono certo a spasso. Dal comunale di Bologna, ai maggiori teatri d'Italia si possono trovare studenti che sono passati di qui”.

Se quindi imparate facendo, siete concentrati sull'obiettivo e soprattutto siete interessati alla comunicazione della scena, di quel mistico luogo in cui tutto si consuma nella relazione con lo spettatore, non abbiate paura di intraprendere questa strada: “Non è un problema se uno studente non sa disegnare bene. Quello lo risolviamo. Ma se alle otto vuole smontare, beh, meglio si scelga un'altra strada...”. 

Per conoscere il piano di studi http://www.ababo.it/ABA/scenografia-del-melodramma/



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