Museo degli sguardi di Rimini

La Romagna è una fitta mappa di straordinari piccoli musei e fondazioni e ciascuno di essi ha una storia che vale la pena di essere raccontata.

Se c'è un museo che ci misura sui grandi quesiti del presente, questo è il Museo degli Sguardi di Covignano, una frazione di Rimini. Il nuovo percorso museale è stato inaugurato nel 2005 ed è stato curato da un comitato alla cui guida c'era Marc Augè. L'antropologo teorico dei nonluoghi ha sicuramente impresso una direzione innovativa e, se vogliamo, leggermente profetica a questo museo che nasce dalle donazioni di diversi collezionisti. Innanzitutto il nobile veneziano Delfino Dinz Rialto, che fondò nel 1972 nel Palazzo dell'Arengo e del Podestà, il “Museo delle Arti Primitive - Raccolta Delfino Dinz Rialto” ispirandosi al “Museum of Primitive Art” di New York fondato nel 1957 da Nelson Rockfeller. A questa prezioso lascito si aggiunsero 514 pezzi donati da Ugo Canepa, un collezionista biellese che aveva ancora tra le mani la collezione privata più importante di materiale precolombiano in Europa posseduta da un privato ,e che arrivò allo scorcio dell'inaugurazione dopo un percorso ad ostacoli durato circa un decennio. A queste si aggiunse il nucleo dei Frati Francescani missionari delle Grazie, che operano ancora ad Aitape, in Papua Nuova Guinea e una collezione di pezzi dell'Amazonia regalata dal cesenate Bruno Fusconi. Ma se da soli gli oggetti antropologici ed etnografici possono comunicare un senso di galleria delle meraviglie dell'ottocento, l'allestimento e il taglio museografico di Rimini ci portano nel cuore tenebroso dell'Europa, ovvero il nostro sguardo sull'altro. Ed è per questo che lo sforzo per il visitatore è scoprire il proprio sguardo o i nostri plurimi sguardi sull'altro: a questo invitano ad esempio le vetrine opache che sfumano i contorni degli oggetti esposti. Esse ci interrogano su cosa veramente è e cosa riusciamo a vedere della cultura dell'altro. Un nodo questo che attraversa ormai qualsiasi tema all'ordine del giorno dell'opinione pubblica: anche quando l'altro è il nostro vicino di casa spesso il nostro sguardo ha una vetrina opaca che non permette una visione non conflittuale della nostra relazione. Questo museo etnografico ci pone davanti quindi all'antico indovinello di Edipo, dando però un altro esito al grifo della sfinge: ogni essere umano ha caratteristiche comuni, ma allo stesso tempo è qualcosa di ignoto, se non addirittura segreto. E anche se oggi viaggiamo molto più di ieri, quello che incontriamo ha spesso il sapore dell'identico a noi, perché il nostro sguardo fatica a togliersi lo strabismo del monopolio culturale. È qualcosa di naturale, ma su cui serve riflettere e sperimentare. Così il museo riminese ci permette un viaggio ampio nel tempo e nello spazio, dall'Oceania all'Asia, dall'Africa alle Americhe, con pochi chilometri di benzina.

Il Museo degli sguardi si svolge di fronte a noi come un romanzo di Roberto Bolaño: difatti, come nel romanzo fiume 2666, gli sguardi che si seguono in questo particolarissimo museo che mostra oggetti per suscitare introspezione sono quattro. Lo sguardo meravigliato, che è quello del primo incontro con l'altro, in particolare il continente americano, e che è uno sguardo che trasforma l'oggetto in stupore, curiosità, e che lo colloca in gabinetti che devono far pronunciare a chi vi entra Uhao! E poi interviente lo sguardo scientifico, ovvero quello razionalista del Settecento: gli oggetti riportati dai viaggi esotici degli europei sono trattati in modo “scientifico”, alla pari dei rinvenimenti delle scienze naturali, accanto ai quali spesso sono esposti seguendo perlopiù un criterio geografico. Importante poi lo sguardo del collezionista, ovvero quello della meraviglia di chi, con criteri puramente soggettivi, ha sottratto quell'oggetto al suo contesto per renderlo protagonista della propria “versione dei fatti”, “oggetto nuovo di stupore e meraviglia”, seguendo i propri gusti e la propria chiave culturale; ogni collezionista racconta in fondo anche di sé. Infine, lo sguardo dell'esteta: senza l'incontro con la cultura altra gli artisti delle avanguardie, ridotti all'inabilità a seguito della nascita della fotografia, avrebbero avuto sicuramente meno strumento per trovare nuove strade. Anch'essi saccheggiatori di sguardi, per poi promuoverne di nuovi, si sono alimentati a piene mani Gauguin, i Fauves (Derain, Matisse e De Vlaminck), Picasso, Braque, Kandinskij e gli Espressionisti, ma in realtà lo sguardo sull'altro continua ad essere l'energia creativa più potente per gli artisti contemporanei.
Uscendo si cammina per la discesa che riporta da Villa Alvarado, sede dell'esposizione, alla strada principale un po' sospesi: chi siamo infine noi? Qual è la nostra identità? E soprattutto, in quale specchio ci possiamo guardare senza vedere ombre? Vale la pena di ripercorrere a ritroso le radici da cui proveniamo, quelle della cultura contadina a cui apparteneva il 95% della popolazione un secolo fa: ma per questo bisognerà aspettare il prossimo mese.


Museo degli Sguardi
Via delle Grazie, 12
47923 Covignano di Rimini
tel 0541 793858
Orari di apertura dal 1 settembre 2016
mercoledì e sabato 8.30-13.00
Negli altri giorni il Museo degli Sguardi può essere visitato su richiesta (tel. 0541.704421-26 in orario d'ufficio dal lunedì al venerdì)
Ingresso gratuito
http://www.museicomunalirimini.it/musei/museo_sguardi