Villa Silvia - Carducci di Cesena

Ma Romagna vuol dire letteratura? Cosa si scrive e si è scritto nella terra della piadina e degli ombrelloni in serie? Partiamo con questo viaggio attraverso le case museo dedicate agli scrittori e poeti di questo lembo di terra, dicendo innanzitutto che nulla ha da invidiare alla densità poetica di luoghi in cui su questo si è costruita una tradizione turistica.

Se negli ultimi decenni l'immagine della Romagna si è dapprima identificata con I vitelloni e Amarcord di Fellini, un luogo da cui si parte per uscire dalla provincia o un luogo in cui nostalgia, stupore e baionetta si uniscono in un unico corpo, per poi divenire la terra di conquista delle discoteche e dei parchi di divertimento, in questo inizio millennio si potrebbe cominciare una riconversione “ecologica” a terra di scrittori e poeti. E forse non è un caso che proprio Amarcord, ambientato negli anni '30 della memoria del regista riminese, sia stato sceneggiato insieme a Tonino Guerra, una delle grandi voci poetiche di questa terra, fertile non solo per prodotti agricoli.

Può essere quindi straniante, ma anche evocativo, visitare la Romagna partendo dalle case museo dei suoi cantori, particolarmente concentrate tra Cesena e Rimini. Esse costituiscono un'altra geografia, quella delle parole che intessono la nostra percezione del luogo. Sono insomma una geografia sentimentale, che in realtà prevale su quella prettamente fisica.  

 


Silvia Pasolini accanto a una signora che suona il pianoforte

Fotografia albumina. Sullo sfondo un ritratto di Giosue, forse un dipinto, tratto dalla foto scattata nel 1903 che ritrae il poeta in vestaglia nel suo studio.  


Partiamo quindi da uno dei suoi centri cruciali, forse il salotto che ha riacceso il fuoco nell'Italia appena unita, ovvero Villa Silvia – Carducci a Lizzano di Cesena. Si tratta di una meravigliosa villa settecentesca, che da sola vale la visita. Era la residenza estiva di questa famiglia di tradizioni liberali e dalle morbide colline cesenati permetteva un ristoro non solo del corpo. Oggi ospita al suo interno anche il museo di strumenti musicali meccanici ed è quindi particolarmente adatta ad una visita anche con i bambini, che potranno scoprire il tamburo da guerra di Leonardo da Vinci (costruito sulla base degli appunti dell'artista nei codici conservati a Parigi e Venezia), i diversi tipi di organo, ma soprattutto la Sala Regina Margherita. 

Dettaglio del ritratto di Silvia Pasolini


La Regina di fatto non visitò mai la villa, ma la sala sembra sia stata preparata appositamente per lei: il piano melodico Racca che si può ammirare proprio in questa particolarissima sala ovale era amato non solo dalla prima regina consorte dell'Italia unita, ma anche da Puccini e da Pascoli. Da non perdere anche il Giardino letterario, che guida attraverso un'esperienza uditiva i visitatori tra i ricordi e le voci di questo luogo.  

La villa deve il suo nome alla contessa Silvia Pasolini Zanelli. La brillante nobildonna, chiamata dal Carducci la “fata bianca”, fu sicuramente una delle animatrici culturali più attive della zona: nel suo salotto confluirono gli scrittori Nazzareno Trovanelli, Antonio Messeri, Paolo Amaducci, i musicisti come Balilla Pratella, Achille Turchi, Federico Sarti, il celebre cantante lirico Alessandro Bonci e ovviamente Giosuè Carducci. Si erano conosciuti a Faenza, da dove il marito Pasolini Zanelli proveniva. Il “freddo tempo” dell'ultimo decennio del poeta nobelista fu particolarmente malinconico, confortato dalla amicizia elettiva con la contessa Silvia, che lo ospitò appunto in questa villa per più di dieci volte.

Carducci e gli ospiti a Villa Silvia

La relazione extraconiugale del vate con la giovanissima scrittrice Annie Vivanti era divampata proprio nei primi anni della frequentazione di Villa Silvia: lei poco più che ventenne, lui, chiamato da lei amorevolmente l'Orco, consumarono in pochi anni una passione che non fu soltanto carnale. «Signorina, Nel mio codice poetico c’è questo articolo: – Ai preti e alle donne è vietato far versi. – Per i preti no, ma per Lei l’ho abrogato» le aveva detto il già illustre Carducci quando la Vivanti si era presentata con le sue poesie alla sua porta. Difatti, promosse la sua pubblicazione e ne rimase amico sincero, anche quando si sposò un avvocato irlandese.

La stanza fu lasciata esattamente come il poeta l'aveva salutata nell'ultima permanenza: e così per testamento, quando fu donata al Comune di Cesena nel 1920, conservata sostanzialmente intatta. Il resto della casa ha subito numerosi rimaneggiamenti interni, visto che fu ricovero per i giovani poveri affetti di tubercolosi prima e poi scuola materna ed elementare. Silvia Pasolini, difatti, rimasta l'ultima a chiudere la porta della vicenda di questa famiglia, i cui figli erano morti molto piccoli, decise di donare la proprietà proprio in ricordo della permanenza del poeta di Pietrasanta, ma anche vincolarla per opere benefiche a favore della popolazione del luogo. Così i famosi versi di Jaufré Rudel di Carducci:

Contessa, cos’è mai la vita?

E’ l’ombra di un sogno fuggente,

La favola breve è finita,

Il vero immortale è l’amor.

 

Suonano fondamentalmente profetici.  


Villa Silvia-Carducci,

Via Lizzano, 1241 –

47522 Cesena (FC)

Orari di ufficio: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30

Visite guidate: sabato e domenica dalle 15.00 alle 19.00

Tel. 0547 323425

Fax. 0547 661264

www.ammi-italia.com/AMMI/Villa_Silvia.html

villasilvia-carducci@ammi-italia.com

http://www.casemuseoromagna.it

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