Faenza val bene la Scienza

"Mi posi all’opera più fiducioso che mai, convinto che questo terrificante fenomeno doveva pur avere la sua legge...”, così scriveva il faentino Raffaele Bendandi (1893-1979) ), che non credeva nel caso, in particolare quando si trattava di terremoti. Nato in una famiglia umile, studiò per poco, dovendo per forza andare a lavorare. Ma non abbandonò mai la curiosità e fu sicuramente uno dei più misteriosi scienziati autodidatti della nostra terra.

Il lavoro di orologiaio e poi intagliatore, i suoi studi forsennati, lo portarono a costruire un sismografo e altri strumenti. Come molti, fu particolarmente colpito dal terremoto di Messina e divenne un suo cruccio trovare il modo di prevedere i sismi. Dal punto di vista scientifico le sue teorie non sono state comprovate e accolte dalla comunità scientifica, tuttavia il suo lavoro ha sempre una forte aura di fascino. La sua idea era che i sismi fossero provocati dalle influenze degli altri pianet, tuttavia questo approccio, anche se ancora discusso e ogni tanto riproposto, non è al momento tra quelli considerabili scientificamente provati.  

 

Nel 1968, nel pieno delle rivolte studentesche, anche lui fa una piccola rivoluzione: scopre un nuovo pianeta e lo chiama “Faenza”. Anche in questo caso la sua teoria non viene accettata, ma va ricordato che la presenza di un pianeta in quella zona del nostro universo non è nuova ed è tornata in auge a seguito delle dichiarazioni sulla presunta esistenza del nono pianeta da parte di due ricercatori californiani recentemente. La damnatio memoriae, dopo un'iniziale innamoramento, da parte di Mussolini lo rendono ancor più avvolto di mistero, visto che il suo sistema di previsione e i suoi studi non sono completamente documentati.

La visita alla casa memoria comprende non solo l'approfondimento degli elementi scientifici legati alla sua opera (il planetario permanente e il sismografo), ma è anche l'occasione di visitare una tipica casa a schiera faentina di fine ottocento. Si tratta di uno spazio gestito e curato da ricercatori e appassionati locali, che quindi è animato da vero amore per la scienza, un bell'esempio di cultura partecipata insomma, che tutte le scuole possono fruire su appuntamento, i visitatori invece tutti i primi mercoledì del mese.  

Ma la città famosa per le sue ceramiche ha un cuore scientifico che non si ferma alla discussa figura di Bendandi: il Museo civico di Scienze naturali Malmerendi è sicuramente un'altra sosta importante. Composto di una collezione “morta” (ovvero una copiosa collezione di animali tassidermici, un importante insettario e un ancora più emozionante collezione aracnologica...ovvero fenomenali ragni, rigorosamente deceduti) e una collezione “viva” ovvero il giardino botanico, è sicuramente il museo scientifico più vasto del nostro territorio. Anche qui è stato il lavoro comunitario degli appassionati a ridonarlo al pubblico: chiuso fino al 2011, è stato riaperto grazie all'intervento di un comitato formato dal gruppo speleologico locale che con il proprio lavoro volontario l'ha reso nuovamente fruibile e arricchito di un interessante programma di visite didattiche. Anche qui il nucleo originario nasce, come nel caso del museo Brandolini, da una donazione privata, quella del geometra Malmerendi, fratello del pittore Giannetto, noto cacciatore e osservatore oculato della natura.

La vocazione scienfica di Faenza ha origini però antiche e non solo novecentesche: ce lo testimonia la figura di Evangelista Torricelli, il fisico, matematico e studioso di geometria allievo di Galileo Galilei e inventore del barometro a mercurio: ecco quindi il museo torricelliano, che custodisce 2000 pubblicazioni scientifiche in due sale di Palazzo Laderchi. Questa collezione conserva anche alcuni oggetti particolarmente affascinanti come un globo di Coronelli. Quest'ultimo rappresenta un relitto prezioso della rappresentazione lussuosa della terra nel Seicento. Lo xilografo francescano che si formò a Ravenna diventerà poi il cosmografo della Serenissima e sarà ingaggiato anche dal Re Sole per realizzare questi meravigliosi romanzi geografici, che più che rappresentare raccontano infatti il pianeta terra.

Dalla geografia seicentesca alla fisica, dalla botanica alla zoologia, passando per la biologia e la sismografia, la piccola grande Faenza si conferma come la capitale delle Scienze sul territorio ravennate.  

 

Museo Civico di Scienze Malmerendi, via Medaglie d'Oro 51,
Orari: Lunedì: 9:30 – 12/ 15 -18

Giovedì: 9:30 – 12 / 15 -18
www.museoscienzefaenza.it

 

Museo Torricelliano, Corso Garibaldi, 2, Tel 0546.25499 – 0546.691667 Aperto Sabato dalle 10 alle 12 o su prenotazione

Casa Museo Raffaele Bendandi Via Manara 17 - 48018 Faenza (Ra) Tel 338-8188688 (Paola Pescerelli Lagorio) Aperto il primo mercoledì di ogni mese. http://www.osservatoriobendandi.it


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